Una terra di mezzo

VALLE SAN MARTINO, UNA "TERRA DI MEZZO"

Testa di ponte tra Venezia e Milano fra medioevo ed età moderna, raccordo tra la Provincia di Lecco e quella di Bergamo, oggi lo Valle San Martino è la sintesi e insieme il punto di incontro tra i due ambiti territoriali.

È qui, tra gli avamposti delle Prealpi orobiche e la valle dell'Adda, fra le strade che congiungono la Lombardia occidentale e quella orientale, che nei secoli si sono incontrate e compenetrate le peculiarità di ciascuna delle due realtà, dando origine ad un amalgama di culture che ha prodotto esiti inattesi ed originali. Una storia caratterizzata da confini e rettifiche, guerre e pestilenze, dogane e contrabbando, migrazioni e transiti.

Ripercorriamo allora la genesi e l'evoluzione di questo fenomeno culturale facendo riferimento ad alcuni, significativi, eventi che hanno segnato la storia della Valle.

«Una costriera a fondo calcare, affatto aperta»

«Margrado il nome, la valle di San Martino ad occidente e a mezzodì termina in una costiera a fondo calcare, affatto aperta, ed é lambita dall'Adda. È territorio seminato di paeselli, a cui dalla via principale che da Bergamo va a Lecco si ascende per strade acclivi, e in breve spazio accoglie molte naturali meraviglie».

Così nel 1859 in briviese Ignazio Cantù (1810-1877), fratello dell'illustre Cesare (1804-1895), descriveva la Valle San Martino (Grande illustrazione del Lombardo-Veneto, Bergamo e il suo territorio).

A sua volta Gabriele Rosa (1812-1897), storico e attivista risorgimentale di origine carennese, nel 1888 scriveva:

«La Valle S.Martino all'estremo occidentale della provincia di Bergamo, mom é valle propriamente ma costriera degradante dalle cime di Serada, Ocù, Campiabona, Linsù, Albensa, elevate novecento metri sul livello del mare, sino all'Adda che ne scorre tutta la lunghezza maggiore, di dieci chilopetri da Vercurago a Villa d'Adda».

(La Valle di S.Martino. Notizie storico-statistiche)


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 LA "VALLE" DI CONFINE FRA TRANSITI, SCONTRI E INCONTRI

Estesa da Vercurago od Ambivere, lo Valle San Martino venne ufficialmente definito tale solo o partire dall'epoca medievale, allorché, nello primo metà del secolo XV, furono redatti i primi statuti rurali bergamaschi.

Sin dal Settecento, i cultori di storia locale si interrogarono sull'origine di questo denominazione formulando le ipotesi più disparate e suggestive; oggi gli studiosi propendono ad attribuire all'antica chiesetta intitolata al santo Vescovo di Tours, importante al punto tale da estendere lo stesso titolo all'intera vallata circostante, l'origine dell'attuale denominazione.

A conferma dell'ubicazione di questa chiesa proprio in Cololzio, ci soccorre una pergamena dello metà del XlII° secolo conservato fra le antiche corte del monastero di Pontida e risalente al 12 agosto 1249: esso ci ricordo alcuni uomini abitanti a "Calolzo vallis Sancti Martini". Si tratto della citazione più antica a noi pervenuta, precedente di due secoli quella ufficiale che vedrà la luce nel 1435 con la stesura degli Statuti della Valle San Martino ad opera di Beltramo Zonca.

All'estremo limite dell'età longobarda, e precisamente al mese di maggio dell'anno 774, va invece ricondotta la prima testimonianza dell'esistenza di una località della valla ovvero Corte, oggi frazione di Calolziocorte: Rado figlio del fu Radoaldo "de Curte" compare infatti come testimone in un lascito trascritto in quel di Bergamo per volontà di laido, uomo di fiducia del re Desiderio e illustre rappresentante dell'aristocrazia fondiaria longobarda.

Frammentarie sono le testimonianze preistoriche riscontrabili in Valle San Martino. Significativi indizi di una presenza umana in epoche lontane risultano i resti di un insediamento riferibile alla civiltà di Golasecca (prima età del ferro, IX-V secolo a .C.) rinvenuti presso la Rocca di Somasca di Vercurago e le tracce di frequentazione preistorica situate presso le alture di Colle di Sogno e di Valcava, ai confini con la Valle Imagna.

Molto più consistenti appaiono invece le vestigia della presenza romana. precisamente di epoca imperiale, allorché, attraversato dalla strada pedemontana che da Brescia conduceva a Como.

Il territorio della Valle San Martino assume un significativo ruolo strategico. Gli insediamenti che maggiormente si segnalano per la presenza di ritrovamenti archeologici di età romana - Caprino, Torre de' Busi. Lorentino. Rossino. Calolzio e Vercurago - appaiono non a caso posti proprio in prossimità di questo itinerario proveniente da Almenno e diretto a Calolzio, sede dell'attraversamento sull'Adda costituito dal ponte di Olginate databile al lii secolo d.C. Tra i reperti più rappresentativi, ricordiamo l'epigrafe sacra in marmo con dedica a Diana. dea della caccia. dei boschi e della luna rinvenuta nel Seicento presso la Parrocchiale di Lorentino (oggi conservata al Civico Museo archeologico di Bergamo) ed il tesoretto di Torre de' Busi. costituito da monete coniate fra il I e il Il secolo d.C., scoperto cavando un gelso nel 1880 e poi disperso. Per contro, la Valle San Martino deve l'odierna configurazione all'epoca medievale.

Indubbiamente. è nel corso dei secoli immediatamente precedenti e successivi l'anno Mille che essa raggiunge l'apice del suo sviluppo: benché le dedicazioni di alcune chiese - unitamente a qualche toponimo - lascino il sospetto di fondazioni molto più antiche, per lo meno bizantine e longobarde. lo maggior parte degli insediamenti nascono ed assumono una preciso fisionomia solo tra il IX e l'XI secolo: stando alla documentazione nota, all'anno 814 risale la prima attestazione per Vercurago, all'886 per Calolzio, al 962 per Caprino, al 975 per Cisano, al 985 per Carenno e Foppenico, al 1014 per il Lavello (definito castello), al 1036 per Lorentino e al 1076 per Pontida.

Al XlI secolo appartengono. invece, i primi riferimenti relativi a Monte Marenzo e a Torre de' Busi, sedi di importanti sistemi difensivi e di pregevoli monumenti di arte romanico quali l'oratorio di Santa Margherita e il complesso del San Michele. Da segnalare anche i resti del castello e la chiesa di San Lorenzo Vecchio in località Rossino.

Le chiese della Valle San Martino appartennero per secoli alle Pievi milanesi di Garlate e di Brivio e furono aggregate allo Diocesi ambrosiana sino al 1787 per poi venire unite a quella di Sant' Alessandro. Nel 1274 Napoleone della Tarre conquistò la Valle San Martino ed il suo capoluogo: in quegli anni. su Calolzio, forte era il potere esercitato dalla nobile famiglia feudale dei Benoglio, tra l'altro detentrice di numerosi castelli ed alleata dei Torrioni in chiave antivisconteo.

Tra i numerosi avvenimenti militari e politici che seguirono o questo tragico periodo di lotte intestine, si ricorda la battaglia del Campo Cerese (1398) tra i Guelfi di Val San Martino e Valle Imagna e i Ghibellini di Olginate e Brianza. Con il trattato stipulato nell 'aprile del 1454 la Valle San Martino passò definitivamente sotto il dominio della Repubblica di Venezia che già da qualche decennio (precisamente dal 1426, con l'adesione spontanea di Bergamo) aveva cominciato ad affacciarsi sul territorio della Valle nell 'intento di occupare Lecco. Con il mite dominio della Serenissima, grazie agli Statuti approvati dal Senato veneto nel 1435, la Valle San Martino inaugurò un periodo di maggior tranquillità e prosperità e trasse numerosi benefici dai vari privilegi che il Governo veneziano le concesse in quanto terra di confine con il Ducato di Milano, alla cui Diocesi ambrosiana continuò ad appartenere. Nel corso del secolo XVII in Valle San Martino cominciò a diffondersi l'attività manifatturiera. e in particolare quella serica (cui si aggiunse in seguito quella della lana e del cotone), che darò slancio all'economia tradizionalmente agricola.

Il 1797, anno del trattato d i Campoformio e della soppressione della Repubblica di San Marco ad opera di Napoleone Bonaparte. vide la Valle, come tutta la Lombardia di allora. annoverata nei possedimenti austriaci del Regno Lombardo-Veneto sino all'unità d'Italia. Anello di congiunzione fra oriente ed occidente, la Valle San Martino venne nel 1863 interessata dalla costruzione della linea ferroviaria Lecco-BergamoBrescia (una delle più antiche d'Italia) e, dieci anni più tardi, dall'attivazione della tratta Monza-Calolzio.

Nel 1895 si realizzò un primo impianto idroelettrico a Erve e, nel 1902, fu fondato a Calolzio lo stabilimento denominato Sali di Bario ("Fabricù"). Al contempo. nelle aree di altura. cominciarono a svilupparsi le prime attività a supporto del turismo con la realizzazione di alberghi e case di villeggiatura oltre che della funivia di Valcava, lo primo in Lombardia (1928).

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